venerdì 26 novembre 2010

NUDO


I bambini piangono a dirotto perché sentono cose che gli altri non possono percepire. Gli uomini provano a volare ma non ci riescono perché in fondo non lo vogliono veramente. I treni si fermano perché hanno il vitale bisogno di riflettere. Le farfalle nello stomaco hanno intenzioni di partenza ben diverse da quello che poi mettono in pratica. Io non ho le mani da pianista ma nemmeno il fiuto di un felino. Il cuore ha il passo più lungo. Se decido di seguirlo mi farà uscire di senno, ma prima o poi mi svelerà qual'è il suo segreto. Se me ne sto inchiodato alla sedia, anche lui farà finta di niente, ma quando meno me lo aspetto, mi sbucherà alle spalle tendendomi un agguato. Non avrò difese a quel punto. Sarà tutto inutile.

- Babbo caro, mi racconti una storia?

A c'era una volta, lui puntalmente si addormentava. Ma lei non se la prendeva mai. Lo accarezzava dolcemente. Anzi, forse, gli chiedeva una storia solo per farlo dormire. C'era una volta un padre che dormiva. E la sua bambina che lo accarezzava. Dolcemente. Forse era quella la storia che, un giorno, suo padre sarebbe riuscito a raccontarle.

Non voglio rivincite, sono troppo dolorose. Non voglio vittorie perché chi perde si sentirà sconfitto. Voglio sorridere come fai tu. Voglio la profondità senza dover compensare. Voglio imparare ad imparare. Voglio essere curioso a costo di ferirmi.

- La tua salvezza in cambio delle tue informazioni

Non era certo un eroe. Nessuno lo è. Ma lui proprio non lo era. Solo che, chissà come mai, a volte fai una cosa che stupisce tutti. E tutti ti credono un eroe. Ma vorresti gridare che no, per Dio, non sei un eroe, e non vuoi esserlo per niente al mondo. Ma non c'è più niente da fare. Sei in trappola. E allora fai qualcosa di terribile. E tutti si stupiscono di un vecchio eroe impazzito. E tu ridi, isterico, sordo.

Io non sono nessuno per dare spiegazioni. Ma mi sto spogliando anche se ho vergogna di chi passa e guarda. Quando si è nudi, si è più forti. Ma si è nudi. Ricordati che sono nudo. Come un padre stanco. Come un eroe impazzito. Come il futuro che ancora deve venire, ma che, se guardi bene, scopri già che è lì. Nudo. Che aspetta una coperta. Per sorriderti e dirti che no, non la indosserà mai.

martedì 20 luglio 2010

MATTIA E CLOTILDE - NE' PIU' NE' MENO DEL PIU' E DEL MENO


M - Bello il film. Non trovi che l'unico punto debole del cinema sia l'assenza di contatto col pubblico?
C - In effetti alla lunga questo aspetto tende a smorzarne la magia. Ma attento alle facili conclusioni. L'altro giorno
per esempio sono andato a vedere una pièce a teatro
- Bè?
- Non hai idea degli intoppi, i lapsus, le papere madornali delle quali era costellata l'intera messinscena. Conseguenza inevitabile quando tutto è in presa diretta. E questa, volenti o nolenti, è una parte fondante dello strumento teatrale
- Hai ragione, ma non ne costituisce forse anche il fascino? Allora che mi dici della realtà, della vita in genere?
- Non saprei. Ti ascolto
- Il nostro stare al mondo, il nostro rapportarsi agli altri, il nostro agire, ad esempio, non sono che un continuo susseguirsi di perfezione, fluidità, armonia: tutto sembra avere una direzione preordinata
- Lapalisse
- Ma quando ti fermi per un attimo ad osservare un tramonto, a contemplare le stelle lontane, quando il profumo della terra bagnata penetra tra le tue narici. In quell'istante, proprio in quel preciso istante, non ti sembra che niente abbia più senso? Non hai la sensazione che tutto sia perduto?
- Credo di aver provato qualcosa del genere
- Credo anch'io. Se poi provi a guardarti intorno, vedrai una piccola, forse minuscola minoranza di gente riflessiva, gente profonda, che si accontenta delle piccole cose; che, in definitiva, da quel tramonto, da quell'odore, da quei lumini nel cielo, trae esempi illuminanti e insegnamenti profondi, che però portano in una strada senza sfondo
- Frena un attimo. Chi dice che una strada senza sfondo sia per forza un qualcosa di negativo?
- Ma ciò che importa è che io non abbia mai nemmeno lontanamente pensato di affermare che gli esempi illuminanti e gli insegnamenti profondi siano un qualcosa di positivo
- Non ti seguo. Mi stai parlando di un mondo ideale che non può esistere. Che, quantomeno, la Storia ha dimostrato non possa esistere
- La Storia ha solo dimostrato che passato, presente e futuro sono entità inscindibili a tal punto che una loro eventuale separazione, di tutte o anche solo di due di esse, sconvolgerebbe gli equilibri universali raggiunti, causando eventi impensabili per la nostra vigente sensibilità
- Fammi degli esempi
- Potremmo non riuscire più a trovare la spiegazione delle piccole cose che ci rassicurano. Potremmo cominciare a chiederci autisticamente -perché-, senza il benché minimo e temporaneo refrigerio mentale
- Un momento. Come siamo arrivati a questo punto?
- La domanda da porsi è un'altra. Da dove siamo partiti? Ma è ovviamente una domanda utopica, non lo possiamo sapere con certezza. Ma è questo il punto. Sapere che il presente non si mescola al passato, né tantomeno al futuro, ma non avere la certezza che questo non possa prima o poi accadere, ci rende vulnerabili. Il teatro annulla le distanze. E ci fa conoscere la Verità, per un momento, anche breve, brevissimo. La magia della verità
- Ricordati che mi parlavi di una minuscola minoranza. Sono parole tue
- Lo confermo. Ma il mondo non è poi un insieme di minuscole minoranze?
- Ma non puoi confondere ad esempio le minoranze soggiogatrici con quelle soggiogate!
- Non le confondo. Ma rimangono minoranze. E nel nostro caso non conta il tipo di minoranza. Ti dirò che per me potrebbe trattarsi anche di un individuo solo. Non cambierebbe la sostanza. Magia e Verità si manifestano effimere. Ed effimere si trasmetteranno, sia partendo da una sola persona, che da una moltitudine di esse
- Aspettando verità più solide...
- ...andiamo a teatro

domenica 11 luglio 2010

ROBUSTO DI COSTITUZIONE - 4


Art. 101
La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Non fate i furbacchioni, vi vedo che ridete sotto i baffi facendo finta di non capire: non vuol dire che il popolo debba decidere se uno è colpevole o no, se è giudicabile o no. Semplicemente significa che la giustizia è, deve essere, indipendente da ogni altra forma di potere (governo, parlamento). Perché? Perché in una democrazia la legge è uguale per tutti. Governanti compresi (vi piacerebbe eh?). Quindi quando si rende giustizia, lo si deve fare in nome del popolo TUTTO.

Chi garantisce l'indipendenza della magistratura? Di certo non la politica, che in questi anni l'ha messa davvero a dura prova. E continua a farlo. Più verosimilmente la Costituzione, sotto attacco continuo anch'essa, e non per caso.
Chi garantisce l'indipendenza della politica? Ci pensa la legge, emanazione diretta della stessa politica, che ha visto scomparire da anni i reati di opinione, che di fatto prevede ancora oggi la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di un parlamentare (istituto presente anche negli altri paesi, dove però la prassi è la concessione dell'autorizzazione, non il diniego, come invece è abitudine in Italia), che insomma, per farla breve, esclude qualsiasi possibilità di ingerenza del potere giudiziario.

La legge italiana è, tra le altre cose, tra le più garantiste del mondo: tre gradi di giudizio, uniti alle mille e più possibilità di attaccarsi ad attenuanti, diavolerie e cavilli di ogni tipo; tutto questo rende l'idea di come ci sia uno sbilanciamento totale in favore della difesa dell'imputato e a discapito dell'accusa, la quale gioca una corsa ad ostacoli (tra i quali la prescrizione dei reati). Per carità, non può che essere così: per mettere un essere umano in galera, devono esistere prove schiaccianti della sua colpevolezza, e su quest'ultima non può certo bastare l'opinione di una persona sola. Ma è del tutto evidente come in Italia la garanzia nei confronti dell'imputato sia spesso sinonimo di garanzia di impunità. Se poi gli imputati fanno le leggi...

Già, perché, come se non bastasse, nel frattempo il parlamento è anche diventato di fatto il mero notaio del governo; è stato svuotato della sua ragion d'essere. Questo falsa tutto già in partenza. Con la legge elettorale vigente, la democrazia è zoppa prima ancora di iniziare a camminare.

Ciò che più è interessante è il secondo comma dell'articolo 101: I giudici sono soggetti soltanto alla legge. Che viene fatta applicare dai giudici stessi. Si potrebbe pensare ad una specie di conflitto di interessi. Buona parte della politica italiana naturalmente batte molto su questo tasto, invocando separazione delle carriere tra pm e giudici, dalla quale si arriverebbe più facilmente alla totale dipendenza dei primi dal potere esecutivo. Che in fondo è la sola cosa che interessa.

La magistratura pare invece, probabilmente per la sua natura, saper eliminare efficacemente le mele marce al suo interno, molto più della politica, sempre pronta a fare scudo bipartisan, attorno al collega "perseguitato" di turno. Insomma, la magistratura si giudica da sé e lo fa bene, se si pensa ai tanti giudici corrotti indagati, inquisiti e condannati della storia recente.

Giudicare ci rende antipatici. Farsi giudicare ci rende forti. Sempre che non si abbia qualcosa da nascondere.

mercoledì 7 luglio 2010

NON PER DIRE CHE L'AVEVO DETTO, MA L'AVEVO DETTO


Per chi sta seguendo un minimo questi, tecnicamente non entusiasmanti ma emotivamente esaltanti, mondiali di calcio, invito a (ri)dare un'occhiata al mio post intitolato METTIACASSANO. Ehm, ehm, se per caso qualche società di bookmakers assume, sono disponibile...

lunedì 5 luglio 2010

LE DONNE DELLE PULIZIE SONO VIVE E LOTTANO CON NOI


Nomi di fantasia.

Gloria: albanese, ma vive in Italia da almeno 12 anni; lei ne ha 30; fa le pulizie con impegno e ottimi risultati; dove passa lei tutto brilla; ha un marito difficilmente catalogabile come tale; egoista, a volte anche violento, geloso fino all'ossessione; con lui si è sposata giovanissima, all'età di 20 anni, e ha avuto un bambino che adesso ne ha 8; spesso si sente in gabbia, vorrebbe scappare; ma non ce la fa; troppi fattori la bloccano; il piccolo Igli naturalmente, ma anche e soprattutto la paura, la paura di lasciare il certo, grigio ma pur sempre certo, per l'incerto, dal colore quindi indefinibile. Vive e lotta con noi.

Gabriela: argentina di nascita, italiana di adozione. La sua età effettiva è ignota e tra l'altro, superato un certo limite, non si dice. Comunque li porta bene. Separata, con un figlio. Sia lui che l'ex marito vagabondano senza meta: unico passatempo, l'alcool. Ogni volta che stanno per toccare il fondo si rivolgono a lei, che li accoglie, li accudisce per un po' e alla fine -cliché ossessivo- loro se ne ritornano in strada sbattendo la porta, fino al prossimo baratro. Donna delle pulizie, esperienza e volontà da vendere. Vive e lotta con noi.

Alina: russa, trapiantata in Ucraina e successivamente in Italia. In patria ha un figlio e una figlia, grandi. In Italia ha molte amiche. Vive da sola, del marito ha perso le tracce da un po'. Risata contagiosa. Vitalità sorprendente. "Arrabbiare è perdita del tempo" usa dire. "Ma ogni tanto aiuta a sfogarsi, no?". "Sfogarsi è perdita del tempo". "Mi arrendo". Risate. Si alza alle 6 di mattina, fa le pulizie fischiettando. La sera esce. "Che fare in casa? Deprimere?". "No no, per carità". Risate. Vive e lotta con noi.

Alessio: italiano, lavora in un'agenzia immobiliare. Gli capita di angosciarsi per questioni dal valore discutibile. Poi accompagna Alina, Gabriela e Gloria negli appartamenti da pulire e tutto si ridimensiona. Inizia a vivere, e a lottare con loro.

domenica 20 giugno 2010

ROBUSTO DI COSTITUZIONE - 3


Art. 15
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dall'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge

Sembrerebbe ormai scontata, secondo fonti certe, l'applicazione alla celebre legge bavaglio di un ultimo ma fondamentale emendamento (il cosiddetto "emenda tu che mi scappa da ridere"). Esso tutelerà una volta per tutte i cittadini nella loro privacy, in coerenza con quanto afferma appunto l'emerito articolo 15 della Costituzione. Ma vediamo nel dettaglio che cosa cambierà.

Ogni cittadino verrà istruito da voce "computerizzata ma sensuale" (così dice il testo della legge) all'avvio di ogni conversazione telefonica; la voce, dicevo, avverte se la telefonata sia
sottoposta a intercettazione o meno da parte dell'autorità giudiziaria (inizialmente la legge riportava "dabbenità giudiziaria", ma poi quelli della Lega hanno scoperto controllando su Google che la parola non esiste). In ogni caso ogni telefonata avrà come sottofondo uno stornello di Mariano Apicella, ad allietare le orecchie dei due colloquianti.

Il giudice che "si azzardi ehm che decida" di disporre l'intercettazione inoltre sarà sottoposto a sua volta ad intercettazione, tramite cimici poste nella sua camera da letto, secondo la logica del -tieni il dentista per le palle mentre ti trapana in bocca-. La moglie del magistrato dovrà una volta a settimana dichiarare pubblicamente l'inefficienza sessuale del marito tramite intervento a reti unificate, mentre sullo sfondo verrà proiettata l'immagine del presidente della repubblica che annuisce alle parole della donna sventolando le mutande del giudice.

Ogni giornalista che pubblicherà il testo di qualsivoglia intercettazione non subirà multe o pene di alcun genere: l'intera conversazione da lui riportata gli verrà marchiata addosso tramite tatuaggio, fino a esaurimento superficie corporea. Dopodiché si passerà ai parenti.

Molto importante il comma 6 detto anche "devi fare tutto il giro sennò non vale" secondo il quale ogni processo che contenga accuse derivanti da intercettazioni, che arrivi "puta caso" (cito ancora testualmente) alla sentenza di condanna in Cassazione, dovrà tornare indietro, ripassando dall'appello e poi, se necessario, dal primo grado. Se anche la seconda sentenza di primo grado, quinta in totale, dovesse portare alla condanna dell'imputato intercettato, spetterebbe comunque l'ultima parola a Adriano Galliani, coadiuvato in camera di consiglio da Pippo Franco e Umberto Smaila. Quelle sagomacce della Lega hanno voluto aggiungere, dimostrando davvero uno spirito e un sense of humor notevoli, che "chi passa dal Via! ritira le 20mila lire".

I pesci rossi dovranno convertirsi al Cattolicesimo e le vasche dovranno obbligatoriamente ospitare sulla superficie di vetro un rilievo della faccia di Gasparri che sorride.

Tutti i rom saranno rimpatriati anche se non hanno una patria.

De Magistris ha un alito immondo.

Capezzone ce l'ha enorme.

martedì 15 giugno 2010

METTIACCASSANO


Suvvia, un commentino sull'esordio della nazionale di calcio italiana ai mondiali me lo dovrò concedere. Direi che si possa riassumere tutto con il titolo in epigrafe. Una squadra con una tale mancanza di talento che a confronto il consiglio dei ministri pare il grande Torino. Aggressivi, volenterosi, per carità, ma poveri, poverissimi di idee e tecnica.

L'unica o una delle poche o comunque la più importante cosa che il commissario tecnico di una nazionale debba fare è portare i 23 giocatori più bravi. Non c'è storia. Solo due squadre non l'hanno fatto e ne pagheranno, se c'è una giustizia sportiva, le conseguenze: Argentina e Italia. Maradona ci ha regalato la perla di non convocare Cambiasso e Zanetti, preferendo loro Gutierrez e la promessa Veron. Cambiasso e Zanetti, lo ricordiamo, freschi vincitori della Champions League e, per forza di cose, in forma oltre che forti già di per sé. Lippi invece ha deciso, per partito palesemente preso, di lasciare a casa Cassano. Che, con tutti i difetti caratteriali che possa avere, è l'unico talento che abbiamo in Italia; e comunque in nazionale, quando c'è stato, non ha mai dato problemi dal punto di vista comportamentale. Quella di Lippi appare dunque come una presa di posizione alquanto ottusa. Ma tant'è. Lui ci ha portato alla coppa del mondo nel 2006. Ancora lui ci
porterà all'eliminazione precoce (...) nel 2010 (mi posso anche sbagliare, ma è difficile).

Come al solito però, tocca constatare come in Italia la meritocrazia non abbia diritto di asilo nemmeno nel calcio. Che, essendo uno sport, dovrebbe saper promuovere il merito con
più facilità...

Ieri sera, dopo la partita ho sentito il bisogno di guardare un pezzetto della replica di gara-5 delle finali di basket NBA: mi sono rifatto gli occhi. Ne avevo bisogno, dopo quello spettacolo mortalmente noioso: chi sa di cosa sto parlando è fortunato perché conosce la gioia di assistere ad una partita di playoff NBA, con il commento di Flavio Tranquillo e Federico Buffa. Domenica, causa lavoro, forse non potrò assistere (per la prima volta, da che ne ho memoria, mancherei a un match azzurro, tra mondiali ed europei), ad Italia-Nuova Zelanda. Sarà più bello immaginarsela: 3 a 0, Cassano due gol e un assist.

domenica 13 giugno 2010

A DANIELE FABBRI (IN ARTE DANIELE LUTTAZZI)


Caro Daniele,
non so se io sia il più adatto a commentare ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni. Mi conosco, mi sento troppo coinvolto, il rischio è di non essere fino in fondo obiettivo. Succede quando sogni troppo forte e, svegliandoti, ti deprimi pensando che sia tutto finto. A quel punto deve subentrare la ragione, ma non è così semplice perché, almeno inizialmente, stai solo cercando di riaddormentarti per non affrontare la realtà.

Un po' quello che è successo a me. Crearsi dei miti, innalzarli a paladini dell'infallibilità e dell'incorruttibilità - salvo poi restare scottati quando capisci che sono persone normali, con i loro difetti e i loro vizi - è un errore grande quanto il Kosovo (citazione inevitabile...). Anche se, di sicuro, questa tendenza a ricercare ed eleggere i propri eroi è molto più frequente nei contesti opprimenti, chiusi, scarsamente inclini alla libertà (quella vera), quale è quello italiano degli ultimi dieci-quindici anni. Come dire: sei nel deserto, trovi un fiore, come fai a esimerti dal venerarlo?

Rimani un innovatore. Uno che ha divulgato al proprio paese o, almeno, a quella parte di paese che ti ha coltivato, un tipo di comicità nuova; a molti hai trasmesso un nuovo modo di pensare; non credo di esagerare dicendo che ascoltare le tue battute, i tuoi monologhi, leggere i tuoi saggi sulla satira, sulla religione, sul sesso abbia cambiato in meglio il mio modo di vedere e criticare le cose e credo anche quello di altre persone. Non c'è scopiazzatura o plagio che tenga.

Voglio solo evitare di stare ad aspettare una tua reazione, né tantomeno giudicarti a seconda di essa, perché sarebbe come non aver imparato la lezione, non aver capito che cosa c'è di sbagliato in tutto questo. Non eri un eroe infallibile prima, non sei un mostro falsificatore adesso. Mi piace pensare che l'aver scoperto che sei un peccatore come tutti, sia anche questa, l'ennesima occasione in cui grazie a te ho imparato qualcosa, sono cresciuto ancora un po'. Non commetterò più lo stesso errore. Grazie ancora. Con stima e affetto

venerdì 11 giugno 2010

ANDANTINO CREPUSCOLARE


Il mondo è pieno di gente eccezionale. Il mondo è pieno di gente mostruosa. Anna Frank amava la vita nascosta in una claustrofobia, chi guarda il mare si lamenta del troppo vento. E non corre mai, ma nemmeno va lento: sempre uguale, banale, conforme e abnorme. La sua recita stanca la trasmette ad un pubblico ipnotizzato. Ma tra la folla si accende qualche lumicino, quelli accanto neanche se ne accorgono, forse gli stanno troppo a ridosso. La loro indifferenza sono due dita di saliva che si uniscono sulla fiamma. Leporello non esiste e neanche il Convitato, sono solo invenzioni impossibili, sentieri scoscesi da non seguire.

Da sotto, spio le infinite gambe delle ragazze, ma gli arcobaleni nitidi e sovrapposti non dovrei mai dimenticarli: il troppo spazio che la mente lascia all'aria inquinata ha trasformato le insegne luminose della strada in baccani infernali, non più vivi e frizzanti arrangiamenti strumentali.

Da sopra, è tutto più chiaro, lo so con certezza. Ci guardano, anzi, ci facciamo guardare; con la coda dell'occhio, con i passi pesanti, facciamo finta di niente, arroganti e saccenti; e loro ridono di noi, e ancora ridono. Qualcuno muore. Si buttano a terra esausti, di colpo si arrestano. Piangono, ma in silenzio. Qualcun altro nasce. Una lacrima cade su un sorriso. Tutti sanno perfettamente come andrà a finire, non c'è gara, non c'è scontro: vince il secondo, ma la prima si arrende quasi con piacere, chissà, forse perché ammette di essere più fragile o perché assapora la vendetta della prossima battaglia.

DEMOCRAZIA A MEZZ'ASTA

domenica 6 giugno 2010

ROBUSTO DI COSTITUZIONE - 2.2


Che cos'è davvero questo strano essere chiamato laicità? Perché si diletta a seminare zizzania in giro? Per quale oscuro motivo dovrebbe appassionarci quando già solo la parola suscita gran sbadigli?

Vivere in uno stato laico significa semplicemente poter esercitare secondo coscienza la propria libertà individuale. Con un unico paletto: la legge dello Stato. Quindi riguarda il nostro diritto ad essere liberi di scegliere: vuoi che la tua spina venga staccata quando sei ridotto ad uno stato vegetativo? Lo fai. Non lo vuoi? Non lo fai. Vuoi farti una canna? Te la fai. Non vuoi farti una canna? Fumo da solo. Vuoi spargere il tuo seme ovunque tranne che lì? Prego, ma attenzione ai passanti. Vuoi fare un figlio per ogni giro di corsa? Liberissimo.

Ogni limitazione della libertà individuale non fa altro che renderci cittadini schiavi e aumenta la possibilità che, spinti ad ottenere ciò di cui avremmo diritto, ci si rivolga ad altre entità: nei casi migliori agli stati esteri più avanzati, nei casi peggiori alla criminalità organizzata. La libertà fa paura a chi ci governa e alle istituzioni religiose. Perché ci dà forza e autonomia di pensiero, che impiccio!

Le religioni hanno invece questo malcelato fastidio verso il pensiero umano razionale (sul perché non sto nemmeno a perdere tempo) e la tendenza a cercare di trasformare in legge i propri dogmi, imponendo così il proprio credo anche ai non credenti: ma reato e peccato non possono mai coincidere, perché se così fosse vivremmo in una teocrazia.

Le religioni lasciano interdetti perché il loro campo da gioco è in apparenza quello spirituale, ma i loro arbitri cercano di dettare le regole del gioco anche negli altri sport. L'aspetto nobile che le religioni, ognuna diversamente, potrebbero avere in nuce, è azzerato non appena si compie il passaggio ad istituzione religiosa. Il famoso potere temporale che corrompe e logora. Come fanno a convivere potere e spiritualità? O meglio, come fanno a separarsi! Un ossimoro troppo solido per essere davvero un ossimoro.

La Chiesa è liberissima di esprimere, attraverso i suoi esponenti, tutto ciò che pensa: prima di farlo però dovrebbe rinunciare ai suoi privilegi. Tra questi, l'esenzione dall'ICI (imposta sugli immobili) e la clamorosa truffa dell'otto per mille. Già, perché una buonissima parte della popolazione contribuente italiana tutt'ora versa il suo otto per mille alla Chiesa Cattolica e non lo sa. Il meccanismo è grosso modo questo: se non specifichi a chi vuoi dare il tuo otto per mille, esso andrà automaticamente alla Chiesa Cattolica, nella percentuale in cui quest'ultima riceve l'otto per mille dai contribuenti che esprimono la loro scelta al riguardo. E la percentuale si aggira intorno al 70/80%. Vuol dire che il 70/80% degli otto per mille inespressi vanno comunque alla Chiesa. Che cosa ne fa la Chiesa di questi soldi? Stiamo ragionando di miliardi di euro e non credo che siano tutti utilizzati per opere caritatevoli. (La cosa bella è che le altre entità religiose o spirituali che fanno parte dell'esercito dell'otto per mille, e che potrebbero di diritto usufruire, anche se in percentuale sensibilmente minore, di questa truffa, tutte, nessuna esclusa, vi rinunciano sistematicamente perché ritengono immorale prendere soldi da chi non te li offre volontariamente. Moralisti!)

In Italia si sa quale influenza la Chiesa eserciti nella politica come nella scuola, nella sanità come nell'informazione, a tutto campo insomma. Il rischio di tutto questo qual è? Come detto, la perdita della laicità; e, quindi, il forte ridimensionamento delle libertà fondamentali e lo spianamento della strada per il Pensiero Unico precostituito.

I miei genitori, atei entrambi, non mi battezzarono, perché pensavano e pensano sia più giusto che una persona si battezzi per scelta e non per imposizione. E non vale solo per il battesimo. Mi consigliarono invece di frequentare l'ora facoltativa di religione a scuola. Fino alla terza media così feci, poi smisi. Ammetto che fu una decisione dettata non da chissà quali ideali o convinzioni (avevo 14 anni!), ma ricordo che l'ora di religione era solo e semplicemente un'ora di catechismo. Sono cresciuto senza sapere nulla dell'islam, nulla dell'induismo, nulla del buddismo, nulla di nulla. La religione era quella cattolica. Punto. Eppure tante persone al mondo non la pensano così. Io a casa avevo degli anticorpi potenti che mi consentirono di crescere senza troppe suggestioni né imposizioni ideologiche (un po' di comunismo, quello sì, lo ammetto). Per altri non è così. Le suggestioni trovano terreni fertili. E ho come l'impressione che questo alla Chiesa non dispiaccia.

giovedì 3 giugno 2010

CHIEDERSI IL PERCHE'


Per chi li osserva attentamente, ciò che dei bambini sorprende di più è il loro capire, prima e meglio degli adulti, la vera essenza delle persone e delle cose; cogliere il succo del mondo insomma. Sensibilità, innocenza e intuito formano un antidoto eccezionale e magico che contrasta l'irrazionalità e la disonestà in modo così potente, che queste ultime sarebbero indotte a soccombere con estrema regolarità. Se non fosse che.

Sui bambini però pende fin dalla nascita una sentenza di condanna: la corruzione degli adulti. La quale, rafforzata dalla inevitabile preponderanza fisica e psicologica di questi ultimi nei confronti dei primi, annulla gli effetti benefici dell'antidoto.

L'idea che questo sia il naturale corso delle cose è incontrovertibile e la Storia ha dimostrato come ogni bambino, dalla meraviglia dell'essere fanciullo, naufraghi nella corruzione dell'essere adulto, senza eccezione alcuna. Ovviamente sono esistiti e continueranno ad esistere uomini e donne di grande spessore morale, ma anche il più straordinario di essi, per quanto retto e generoso possa essere, dovrà convivere con la sua, piccola o grande, parte corrotta.

Se è vero che la meravigliosa innocenza di ogni piccola creatura sta anche e soprattutto nel suo porsi in modo umile e aperto di fronte ad ogni cosa, nel suo infinito "chiedersi perché"; se questo è vero, all'uomo, per salvarsi e salvare un mondo così malconcio, occorrerà emulare proprio in questo i propri figli. Sarebbe portato così, naturalmente, a ragionare. E la ragione è la nostra salvezza. Imitiamo i bambini. Chiediamoci sempre il perché!

martedì 25 maggio 2010

GLI ELENCHI INTELLIGENTI DI YOUTUBE


Ho fatto un esperimento. Se provate ad andare nella pagina principale di Youtube e digitate una lettera qualsiasi dell'alfabeto, noterete che il motore di ricerca intelligente vi mostra un elenco di parole che cominciano con quella lettera e che suppone voi stiate cercando, basandosi sul criterio di click-appeal: insomma, vi darà le più cliccate. Se per esempio, si digita la A, vengono immediatamente fuori una decina di cose che iniziano con la A.

Prendendo il primo risultato per ogni lettera dell'alfabeto ho registrato (ad oggi) i 26 oggetti con più click-appeal. Che sono questi:

A - Alessandra Amoroso
B - Baciami ancora Jovanotti
C - Checco Zalone
D - David Guetta
E - Emma Marrone
F - Forever young
G - Gigi d'Alessio
H - House 2010
I - I soliti idioti
J - Justin Bieber
K - Kesha Tik tok
L - Lady Gaga
M - Micheal Jackson
N - Noemi Per tutta la vita
O - Onda anomala
P - Pierdavide Carone
Q - Queen
R - Rihanna
S - Stereolove
T - Tik tok Kesha
U - Uomini e donne
V - Vasco Rossi
W - We are the world
X - X tutte le volte che
Y - Young forever
Z - Zelig 2010


Ora, francamente non so chi o cosa diavolo siano:
Alessandra Amoroso, David Guetta, Emma Marrone, Forever young, I soliti idioti, Justin Bieber, Kesha Tik tok, Noemi Per tutta la vita, Onda anomala, Pierdavide Carone, Rihanna, Stereolove, Tik tok Kesha (questa addirittura c'è anche al contrario...), X tutte le volte che, Young forever; anche se parecchi di questi mi puzzano di Amici.

Secondo: conosco invece purtroppo Baciami ancora di Jovanotti, Checco Zalone ma solo di fama, Gigi d'Alessio (...), l'House, Lady Gaga, Uomini e donne (qualcuno ha un sacchetto?); di questa roba ne penso tutto il male possibile (anche se il poro Jovanotti è sicuramente meglio del signor De Filippi).

Discorso a parte per Micheal Jackson, si può dire tutto ma è innegabile che qualcosa significhi nella storia della musica leggera; per i Queen, mitici; per lo storico pezzo "We are the world"; per Vasco Rossi, grande con Bollicine, La nostra relazione, Fegato spappolato, Una splendida giornata, Vivere, insomma quel periodo lì, un po' meno dopo; per Zelig che non amo particolarmente, ma può avere il suo perché.

Insomma, su 26 oggetti, mi sono reso conto di non conoscerne o di aborrirne 21!
A questo punto mi si sono poste innanzi tre possibili conclusioni: o sono io parecchio arretrato, non riuscendo a star dietro ai gusti e alle inclinazioni dominanti; oppure la maggior parte della gente sta parecchio fuori di melone; o ancora, più semplicemente, tutti i gusti sono gusti (ma attenzione perché questo lo diceva quel tipo strano che si grattava il culo con la forchetta).

Sinceramente? Una sottile punta di soddisfazione l'ho provata, lo ammetto.

lunedì 24 maggio 2010

ROBUSTO DI COSTITUZIONE - 2.1


Proseguiamo questa carrellata alla (ri)scoperta della Costituzione Italiana.

Qualche dato: l'assemblea costituente si svolse dal 2 giugno 1946 al 31 gennaio 1948. In totale i deputati furono 552, divisi in vari gruppi parlamentari, tra i quali i più importanti: Democratici Cristiani 209, Comunisti 104, Socialisti 64, Socialisti dei Lavoratori 49, Liberali + Liberaldemocratici 42, Repubblicani 25.

Gronchi, Moro, Scalfaro, De Gasperi, La Pira, Togliatti, Iotti, Nenni, Saragat, La Malfa, Einaudi, Labriola, sono solo alcuni dei nostri più illuminati costituenti che, tutti insieme, ognuno col suo credo politico, contribuirono a dare forma alla Costituzione.

Il discorso di insediamento del Presidente dell'Assemblea Giuseppe Saragat è un meraviglioso inno alla concordia e all'unità della Nazione e degli uomini
"Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto tra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti tra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide".
"Nel grande moto che spinge le classi diseredate a rivendicare un destino meno iniquo voi non vedrete una minaccia per la libertà, ma, al contrario, la forza motrice del progresso, solo che venga disciplinato dalla saggezza dei legislatori e non venga ostacolato dall'egoismo dei ceti privilegiati".

Difficile immaginare parole più belle e meno attuali. Ancor più difficile immaginarle pronunciate al giorno d'oggi.
Ma torniamo alla nostra Bibbia, che, con gli articoli 7 e 8, tocca un argomento quanto mai delicato
Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art.8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiosa diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi
secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Le modifiche di cui parla l'art.7 ci sono state e, finalmente, nel 1984 è stata introdotta l'ora di religione facoltativa; è stato meglio regolamentato il rapporto tra matrimonio cattolico e riconoscimento della validità di esso da parte dell'autorità civile; è stato introdotto il meccanismo dell'otto per mille. Soprattutto, è stata cancellata quella odiosa formula (Cattolicesimo Religione di Stato) che di fatto, cozzava con il nostro bell'articolo 8, che riconosce pari dignità ad ogni forma di culto. Si continuava comunque a riconoscere una particolare importanza alla religione cattolica. Più che giusto.

Ora, ciò che occorre chiedersi è: arrivati all'anno 2010 quanto è ancora attuale in Italia la questione "libera Chiesa in libero Stato"? O meglio, quanti e quali sono i privilegi che la Chiesa a tutt'oggi ha e a che livello è l'ingerenza esercitata da quest'ultima nelle questioni dello Stato?

Ma questo aspetto necessita un trattamento approfondito, per il quale rimando alla prossima puntata.

giovedì 20 maggio 2010

ATTESA


Di una notizia importante? Di un lontano cugino che non vedi dal 1962? Di espletare un bisogno corporeo renitente? Che smetta di piovere? Di tutte queste cose messe insieme?
Qualunque sia l'attesa che state vivendo, godetevela! In questo momento il mondo è pieno di persone che la notizia l'hanno avuta, che il cugino l'hanno incontrato, che il bisogno l'hanno espletato, che hanno visto spuntare il sole e che si domandano se il trailer in fondo, non promettesse più della qualità effettiva del film. Ma è il trailer che conta!

Anche se in effetti il trailer stesso è già film, qualcuno potrebbe obiettare. Paradossalmente potremo compiere un percorso a ritroso, considerando ogni attesa, l'evento risultante di un'attesa precedente.

"Aspetto un bambino!" sarà stato preceduto da
"Aspetto di rimanere in cinta!" a sua volta scaturito da
"Aspetto un uomo che mi si pigli!" che ovviamente proviene da
"Aspetto un bambino!", "Cosaaaaaaaa???".

Che cos'è dunque che aspettiamo, se aspettiamo di aspettare? Cosa potrebbe farci smettere di aspettare? Semplice, si potrebbe pensare: il non aspettare più! Quindi occorrerebbe aspettare di non aspettare più, aspettandosi che questo funzioni. Che già non è un grande inizio a dir la verità.

Orazio dice: vivere ogni momento come fosse l'ultimo. A parte: non è proprio semplicissimo, visto che siamo pieni ovunque di orologi. E poi: proviamo a pensare cosa accadrebbe se il tuo migliore amico o la tua ragazza/o o un parente stretto fosse convinto di questo. Sarebbe un inferno ogni giorno andare sulle montagne russe, mangiare otto hamburger farciti di roba immonda, andare a travolgere un cantiere con gli operai in mezzo a 300 all'ora con la macchina e mettersi a urlare bella ciao saltellando nudi sul cornicione: perché, naturalmente, il pazzoide oraziano non è che queste cose le fa per conto proprio, no, vuole il compagno, perché la solitudine in fin di vita è triste, ma triste triste!

Un mio amico facilone mi disse una volta: "Guarda, io la soluzione l'ho trovata. Aspetto solo che mi capitino cose talmente improbabili che, quando mi rendo conto dell'impossibilità, smetto di aspettare!".
"Ho capito, ma guarda che non esistono cose così".
"Come no!".
"Bè, fammi degli esempi!".
"Diventare miliardario".
"Pfui, e questo lo chiami impossibile?".
"Eh già, difficile ma non impossibile. Ehm, che la luna caschi sulla terra!".
"E chi l'ha detto che non possa accadere?!".
"Vero, chi l'ha detto...Che Dio scenda in terra e ci fulmini tutti quanti con saette di nutella e mascarpone e, rimasto da solo e resosi conto di ciò che ha fatto, inizi a fare capriole urlando -intero o ridotto? intero o ridotto? intero o ridotto?-"
"Se mi porti la prova che questo non accadrà mai, te la do vinta".
"Uff...Aspetta, ho trovato! Non succederà mai che io ti convinca della mia tesi!!!"
"Sì vabbè, aspetta e spera!"

Questo sì che è giocare sporco.

mercoledì 19 maggio 2010

PROVA DI RESISTENZA

Esco dal lavoro, mi dirigo verso la macchina e noto una vecchietta che già in precedenza avevo intravisto alla fermata dell'autobus. Ma l'autobus non era passato e lei era ancora lì con le sue valigie. "Ora mi chiede un passaggio", penso rassegnato.

"Giovane!", mi chiama.
"Ecco, lo sapevo".

"Mi direbbe l'ora?".
"Uff, pericolo scampato...ehm, sono le sette e mezzo".
"Grazie!".
"Prego".
"Va verso la stazione per caso?".
"..."

E mentre lei si accomoda in macchina penso che dovrò rinunciare ad ascoltare la mia solita musica a tutto volume, fumarmi la mia sigaretta ("Le dà fastidio se fumo?". "Sì"; ecco appunto) e farmi i miei consueti viaggi mentali. Non che mi scocci esser d'aiuto al prossimo, per carità, anzi, di passaggi a sconosciuti ne ho dati svariati (e anche ricevuti, a dirla tutta); però si sa come funziona, bisogna per forza conversare, stare composti, guidare in un certo modo per non far pentire amaramente l'avventore di essere salito sulla tua auto (il pentimento di solito si manifesta con mani che iniziano ad aggrapparsi ovunque, occhi che roteano, sudarella, ma nei casi più gravi ci si avventa contro il guidatore brandendo un fazzoletto moccicoso); insomma, c'è un bon ton anche per il PDPA (Perfetto Datore di Passaggi Automobilistici).

La vecchietta di oggi però è particolarmente fastidiosa. E il mio charme è messo a dura prova. Inizialmente si limita ad un paio di battute sarcastiche sul caos che vige nella macchina, quasi a biasimarmi che dia passaggi a sconosciuti con in dotazione un cesso ambulante del genere. Da parte mia, aplomb inglese quasi commovente, dico solo questo. Mi meraviglio di me stesso. Di solito già questo livello di provocazione è sufficiente perché parta con le mie frecciatine (che capisco solo io, tra l'altro). Invece no. Voglio godermi lo spettacolo visto che la vecchietta sembra davvero combattiva.

"Deve prendere il treno?", le chiedo con la voce forzatamente impostata sull'opzione -gentile-.
"Le ho chiesto se va alla stazione, sono carica di bagagli, faccia un po' due più due!".
"Dunque dunque...deve prendere il treno!". Meraviglioso. "E dove va di bello?".
"Non penserà mica che sia obbligata a risponderle solo perché siamo sulla sua auto!".
"Lasciamo stare i formalismi, mi dia pure del tu!".
"Non faccia tanto lo spiritoso, che non è proprio il caso!".

Senza falsa modestia, credo di cominciare a starle simpatico.
"In ogni caso vado a Roma, ho il treno tra dieci minuti e devo ancora fare il biglietto. La pregherei di accelerare, se non chiedo troppo."
"Roma! Nel Lazio eh?".

Accelero.

"Lei è comunista, non è vero?".
Accidenti. Questo però è gioco sporco. Passare al contrattacco in questo modo, buttandola in politica poi! Alcuni secondi interminabili. Poi ci pensa lei a rincarare la dose: "Glielo dico io: lei è uno di quei parassiti della società, uno di quelli che ai miei tempi sarebbero stati schiaccati come uno scarafaggio, e invece oggi fanno il bello e il cattivo tempo sulle spalle degli altri. Vi riconosco immediatamente. Scommetto che è anche ateo. Va di moda tra voialtri. Vi metterei in riga io, vi metterei. E non corra!!!".
"Ma..."
"Le ho detto di accelerare solo perché volevo passare il minor tempo possibile con lei, il treno è tra un'ora! Per fortuna siamo quasi arrivati". Adesso mi pare un tantino esagerata. Per un attimo mi viene la tentazione di risponderle per le rime. Ma sono ormai calato nella parte del pungiball sorridente: prendo i cazzotti, vado giù, e quando torno su ho sempre lo stesso sorriso ebete.

"E poi, se lo lasci dire, guida davvero da cane. Ma chi le ha dato la patente!?".

Ecco, ha passato il segno. Se c'è una cosa che odio è che mi si giudichi per come guido, anche perché è oggettivo che guido da DIO! Ora gliene dico quattro: "Senta un po'...'".

A questo punto, prima ancora che possa partire con la mia invettiva, il nostro sguardo si incrocia. Noto qualcosa di strano. Lei gira subito la testa. Sembra in difficoltà, come chi è colto in una situazione imbarazzante e teme di poter essere smascherato.

Vorrei ridere di gusto, ma mi trattengo. Anche perché ormai siamo a destinazione. Mi accosto, scendo dalla macchina; lei fa altrettanto. Faccio per scaricare le valigie, ma lei me le strattona di mano.
"E dai su, ormai siamo arrivati, penso che possa bastare", le dico.
"Vabbè, ma ormai era giusto portarlo avanti fino all'ultimo".
"Come sono andato?".
"Che dire. Complimenti e...scusa".
"Niente scuse. Anzi, grazie".
"Di niente. A presto".
"A presto e buon viaggio, sperando che...possa deragliare il treno".
"Sottoscrivo".

lunedì 17 maggio 2010

TEMPISMO


Nemmeno a farlo apposta, il giorno dopo il pezzo sull'articolo 11, altri due militari italiani hanno fatto le spese di questa guerra assurda. Così nessuno mi potrà dire che la questione del ritiro delle truppe viene fuori solo quando accadono le tragedie: io l'avevo tirata fuori ieri!

domenica 16 maggio 2010

ROBUSTO DI COSTITUZIONE - 1


A grande richiesta, da oggi per un tot (?) di settimane, ogni domenica presenterò e commenterò (!) gli articoli (secondo mio modesto parere) più belli della Costituzione Italiana. Esercizio sano e quanto mai utile visto il momento buio che stiamo vivendo; una crisi dovuta principalmente agli attacchi continui che Santoro, Vauro, Travaglio, Di Pietro e tutta la loro cricca stanno portando ormai quotidianamente al nostro polveroso statuto. Vergogna, vergogna, vergogna!

Si procederà in ordine sparso, nel senso che l'articolo di volta in volta lo decido io a seconda di come mi gira.

L'aspetto più bello di buona parte della Costituzione è la semplicità. Tutti possono capire e apprezzare. Trasparente, laica, universale. E inequivocabile.

Art. 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Avessi avuto sottomano la Costituzione quando ero più piccolo, prima delle scazzottate con i bulli! Le avrei prese lo stesso, però vuoi mettere l'orgoglio di esclamare "L'Italia ripudia la guerra!" mentre venivo preso a pedate...

In ogni caso, lasciando stare le mie disavventure giovanili, questa specie di ricognizione costituente non parte proprio bene. Se prendiamo gli ultimi 20 anni di Storia della Repubblica Italiana, sono varie le occasioni in cui siamo venuti meno a quel principio basilare.

Agosto 1990: Iraq-Kuwait
Marzo 1999: Serbia, Montenegro e Kosovo
Dicembre 2001:Gennaio 2002: Afghanistan
Maggio 2003: Iraq

Sempre a fianco degli Usa, mai autorizzati dall'Onu. E, naturalmente, con consenso bipartisan (quando ci sono le stronzate da votare, è sempre bipartisan), con l'unica solita eccezione della sinistra radicale che però in Italia conta sempre di meno e non riesce ad avere presa neanche su questi temi sensibili (due manifestazioni soltanto contro la scandalosa guerra in Iraq).

Ora, la bufala di chiamare missioni di pace quelle che sono in tutto e per tutto operazioni militari è nota e, ormai, solo gli ottusi o i disonesti possono credere a questa ennesima offesa all'intelligenza umana. Le guerre vengono fatte solo per scopi economici e per il mantenimento dell'ordine mondiale costituito, con l'occidente guidato dagli Usa a farla da padrone e il sudest del mondo a subire in silenzio. Peccato che nulla si potrà contro l'ascesa di Cina e India. Infatti ora tutti a invocare i diritti umani in quei paesi: ma quanta ipocrisia! Perché gli Usa e tutti gli altri non intervengono in Cina per esportare la democrazia?

Tornando all'Italia, la speranza è che si torni a rispettare la Costituzione ritirando le truppe dall'Afghanistan e da tutti gli altri paesi dove siamo ancora impegnati militarmente. Chi visse sperando...

venerdì 14 maggio 2010

OCCASIONI INASPETTATE


Una fresca sera d'estate. Buoni amici che si ritrovano. Carne alla brace e vino. Questo è il programma. Ma tu sei indeciso perfino se andare o no.

Ti capisco. Ti capisco perché ci sono dei giorni che iniziano male e finiscono peggio. Se non ci si sente in vena e per natura si è un po' schivi, è meglio stare alla larga da qualsiasi forma di vita, tanto più se si tratta di un gruppo di amici affiatato e allegro, ma di quell'allegria incontestabile, quasi sorda, di sicuro fastidiosa per uno come te.

Divertente immaginarti sdraiato sul letto che guardi il soffitto e lasci che le ragioni del -sì, ci vado- facciano a cazzotti con quelle del -no, me ne sto a casa-. E quando sembra che le prime soccombano, un colpo di reni le rialza da terra. Che fare dunque?

Magicamente, mentre ancora ti arrovelli, ti guardi intorno e scopri che sei lì. Proprio accanto ai tuoi amici. Con i capelli affumicati e ubriaco fradicio. Ti capisco un po' meno. Perché hai voluto forzarti a tal punto? Per la fatica di dover dare spiegazioni del tuo forfait? Per una strana pulsione autolesionistica?

Inizialmente la tua scelta viene premiata. La serata scorre gradevole; certo, tu mantieni ben saldo dentro di te il tuo malessere, ma perlomeno il contesto non pare risentirne. Ti domandi se facciano finta di non notare il tuo stato d'animo o se proprio non se ne accorgano: e, dando per buona questa seconda ipotesi, se non dovresti riconsiderare il valore dell'amicizia che vi lega.

Ecco. Sapevi che sarebbe arrivato questo momento, sapevi che non avresti dovuto dare importanza ai tuoi pensieri, proprio perché falsati dalla tua inquietudine. E poi, figuriamoci se è il momento di mettersi a discutere il valore dei tuoi amici. Hanno solo voglia di divertirsi, apprezza almeno il fatto che non pretendano la tua partecipazione attiva alla festa. Detto fatto.

All'ennesimo bicchiere la tua lucidità ormai è andata a farsi friggere. Per questo non sai se è un'allucinazione o la realtà la chitarra che giace sulle tue ginocchia. Gli amici che gridano il tuo nome a ripetizione pregandoti di suonare però sono inequivocabilmente veri. Non dire che non sapevi neanche questo: prima o poi te l'avrebbero chiesto, è ovvio. Ho il forte sospetto anzi, che tu, consciamente o meno, non lo volessi.

Un attimo di smarrimento, poi ti limiti a un rifiuto secco ma decentemente educato. Insistono. Non sanno, poverini, che stanno andando incontro alla tua ira. Che non tarda a manifestarsi in tutta la sua potenza. Mentre te ne vai sbattendo la porta e barcollando per i fumi dell'alcool, nel giardino della casa si percepisce solo lo scoppiettìo dei carboni ardenti.

Non so ancora come sei riuscito ad arrivare a casa, so che tua moglie al mattino non ti ha trovato accanto a sé nel letto. Per scelta o per mancanza di forze, ti sei fermato al garage. C'è un vecchio tavolino di legno, con una sedia scassata, che emerge dal caos: da bambino hai visto bene di incidervi con un coltellino, regalo di tuo padre, il tuo nome: FABRIZIO. Quella notte, amico fragile, su quel tavolino, hai scritto alcune parole, che recitano così:


Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi "
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'era
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta."
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a farle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
Il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.

giovedì 13 maggio 2010

PIGRIZIA

Il calcio, diciamoci la verità, è veramente aberrante in molti dei suoi aspetti: passione incondizionata della gente chiama grosso giro di soldi, grosso giro di soldi chiama corruzione e malaffare, corruzione e malaffare chiamano falsamento dell'evento sportivo. A questo punto il cerchio si dovrebbe chiudere con: fine della passione incondizionata della gente. Ma appunto è incondizionata. E il cerchio non si chiude. Non bastano doping, calcioscommesse, moggiopoli, violenza, razzismo, partite truccate. Assolutamente no. Perché?

Dice: è una passione e una tradizione talmente radicata che, cascasse pure il mondo, io la domenica alla partita non rinuncio. E nemmeno alla coppa il mercoledì. E chieda pure il divorzio, che me ne importa a me!
Ma mi sembra semplicistico.

Dice: cosa ti aspetti da un paese la cui classe dirigente, per primo e su tutti Mr B., è la più corrotta e collusa con la criminalità oganizzata d'occidente(come minimo)? Che si scandalizzi perché la propria squadra vince rubando? O solo perché spende immoralmente miliardi e miliardi mentre la gente non arriva alla fine del mese? (Anche perché, piccola parentesi, è vero che siamo nel libero mercato e uno può spendere e guadagnare quanto gli pare, ma allora però non è che poi usufruisci di una legge ad-hoc tipo la spalma-debiti, oppure fai falso in bilancio tanto è derubricato quindi chissenefrega, o no?)
Ma mi sembra fuorviante.

Secondo me è qualcosa di più. Si chiama pigrizia. Pensare è faticoso, molto meglio subire passivamente. Scandalizzarsi è scomodo, molto meglio il divano in soggiorno. Uscire di casa e protestare è pesantissimo dopo una settimana di lavoro, perché rinunciare alla pennichella dopo un pranzo così. Seguire la tanto agognata partita di calcio in tv spaparanzati sulla poltrona è bellissimo. Riflettere sul fatto che sto guardando qualcosa di degenerato è fastidioso, anche perché mi perdo tutti gli effetti dello stadio se non fai silenzio cristo!

In fondo cerchiamo tutto ciò che ci rassicuri, di problemi ne abbiamo già in abbondanza.
Tramate, rubate, commettete ogni sorta di nefandezza, basta che mi lasciate in pace, che tra poco inizia il posticipo.

mercoledì 12 maggio 2010

LE PIANTE AROMATICHE E LE RUGHE DI MARCELLO


Vivaio: latino Vivarium, da vivus, vivo

Reduce da una breve visita al vivaio qui vicino, mi sento come rinato.
"Dev'essere il lavoro più bello del mondo questo, non è così?", chiedo all'anziano proprietario. Solo un mezzo sorriso e un'alzata di sopracciglia mi sono concessi.
Capito perfettamente.

Prezzemolo, Basilico, Erba Cipollina, Maggiorana: la spesa di oggi. Ognuna di queste piante ha un incredibile elenco di proprietà benefiche, non è una grande scoperta. Ma dove la ricerca medico-scientifica non arriva, se non empiricamente, è a spiegare(e menomale!) come ci si senta dopo essere entrati in un vivaio, aver scelto gli aromi insieme a Marcello(l'anziano proprietario) e averli piantati nel giardino, sul retro dell'ufficio. Che cosa stupida. Infatti.

Ah
benvenuto o benvenuta, chiunque tu sia, nel mio nuovo blog