domenica 6 giugno 2010

ROBUSTO DI COSTITUZIONE - 2.2


Che cos'è davvero questo strano essere chiamato laicità? Perché si diletta a seminare zizzania in giro? Per quale oscuro motivo dovrebbe appassionarci quando già solo la parola suscita gran sbadigli?

Vivere in uno stato laico significa semplicemente poter esercitare secondo coscienza la propria libertà individuale. Con un unico paletto: la legge dello Stato. Quindi riguarda il nostro diritto ad essere liberi di scegliere: vuoi che la tua spina venga staccata quando sei ridotto ad uno stato vegetativo? Lo fai. Non lo vuoi? Non lo fai. Vuoi farti una canna? Te la fai. Non vuoi farti una canna? Fumo da solo. Vuoi spargere il tuo seme ovunque tranne che lì? Prego, ma attenzione ai passanti. Vuoi fare un figlio per ogni giro di corsa? Liberissimo.

Ogni limitazione della libertà individuale non fa altro che renderci cittadini schiavi e aumenta la possibilità che, spinti ad ottenere ciò di cui avremmo diritto, ci si rivolga ad altre entità: nei casi migliori agli stati esteri più avanzati, nei casi peggiori alla criminalità organizzata. La libertà fa paura a chi ci governa e alle istituzioni religiose. Perché ci dà forza e autonomia di pensiero, che impiccio!

Le religioni hanno invece questo malcelato fastidio verso il pensiero umano razionale (sul perché non sto nemmeno a perdere tempo) e la tendenza a cercare di trasformare in legge i propri dogmi, imponendo così il proprio credo anche ai non credenti: ma reato e peccato non possono mai coincidere, perché se così fosse vivremmo in una teocrazia.

Le religioni lasciano interdetti perché il loro campo da gioco è in apparenza quello spirituale, ma i loro arbitri cercano di dettare le regole del gioco anche negli altri sport. L'aspetto nobile che le religioni, ognuna diversamente, potrebbero avere in nuce, è azzerato non appena si compie il passaggio ad istituzione religiosa. Il famoso potere temporale che corrompe e logora. Come fanno a convivere potere e spiritualità? O meglio, come fanno a separarsi! Un ossimoro troppo solido per essere davvero un ossimoro.

La Chiesa è liberissima di esprimere, attraverso i suoi esponenti, tutto ciò che pensa: prima di farlo però dovrebbe rinunciare ai suoi privilegi. Tra questi, l'esenzione dall'ICI (imposta sugli immobili) e la clamorosa truffa dell'otto per mille. Già, perché una buonissima parte della popolazione contribuente italiana tutt'ora versa il suo otto per mille alla Chiesa Cattolica e non lo sa. Il meccanismo è grosso modo questo: se non specifichi a chi vuoi dare il tuo otto per mille, esso andrà automaticamente alla Chiesa Cattolica, nella percentuale in cui quest'ultima riceve l'otto per mille dai contribuenti che esprimono la loro scelta al riguardo. E la percentuale si aggira intorno al 70/80%. Vuol dire che il 70/80% degli otto per mille inespressi vanno comunque alla Chiesa. Che cosa ne fa la Chiesa di questi soldi? Stiamo ragionando di miliardi di euro e non credo che siano tutti utilizzati per opere caritatevoli. (La cosa bella è che le altre entità religiose o spirituali che fanno parte dell'esercito dell'otto per mille, e che potrebbero di diritto usufruire, anche se in percentuale sensibilmente minore, di questa truffa, tutte, nessuna esclusa, vi rinunciano sistematicamente perché ritengono immorale prendere soldi da chi non te li offre volontariamente. Moralisti!)

In Italia si sa quale influenza la Chiesa eserciti nella politica come nella scuola, nella sanità come nell'informazione, a tutto campo insomma. Il rischio di tutto questo qual è? Come detto, la perdita della laicità; e, quindi, il forte ridimensionamento delle libertà fondamentali e lo spianamento della strada per il Pensiero Unico precostituito.

I miei genitori, atei entrambi, non mi battezzarono, perché pensavano e pensano sia più giusto che una persona si battezzi per scelta e non per imposizione. E non vale solo per il battesimo. Mi consigliarono invece di frequentare l'ora facoltativa di religione a scuola. Fino alla terza media così feci, poi smisi. Ammetto che fu una decisione dettata non da chissà quali ideali o convinzioni (avevo 14 anni!), ma ricordo che l'ora di religione era solo e semplicemente un'ora di catechismo. Sono cresciuto senza sapere nulla dell'islam, nulla dell'induismo, nulla del buddismo, nulla di nulla. La religione era quella cattolica. Punto. Eppure tante persone al mondo non la pensano così. Io a casa avevo degli anticorpi potenti che mi consentirono di crescere senza troppe suggestioni né imposizioni ideologiche (un po' di comunismo, quello sì, lo ammetto). Per altri non è così. Le suggestioni trovano terreni fertili. E ho come l'impressione che questo alla Chiesa non dispiaccia.

1 commento:

  1. Dopo un giorno intero di riflessione credo di aver organizzato il commento che voglio scrivere.
    Sono un po' in disaccordo sulla definizione iniziale di "laicità": secondo me "poter esercitare secondo coscienza la propria libertà individuale. Con un unico paletto: la legge dello Stato" significa vivere in uno stato di diritto, piuttosto che laico. La definizione più corretta, dopo 24 ore tonde (non continuative) di ricerca, l'ho trovata proprio nel prosieguo del post: la non-equipollenza fra reato e peccato. Formalizzando, "Uno Stato può dirsi laico quando le leggi che lo regolano non sono ispirate né influenzate dal credo religioso di chi le propone e di chi le approva". Mi rendo conto che la questione è capziosa, ma altrimenti si rischia di sovrapporre le cose (il discorso sulle droghe, ad esempio, dipende, secondo me, più dal conservatorismo che dalla religione (sebbene spesso vadano a braccetto)).

    Per il resto, ahimé, hai abbastanza, anzi parecchia ragione, sul messaggio di fondo in primis (l'Italia non è uno stato laico). E lo dico da cattolico convinto (per chi non mi conoscesse).

    Il Tibe

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