Soddisfatti o Soddisfatti - I miei link
martedì 5 luglio 2011
PAROLE
Ci sono delle parole che mi appaiono tanto preziose da arrivare a desiderare di scolpirmele dentro in modo da non poterle perdere mai più. E potrei anche farlo. Non potrei però in nessuna maniera salvare, insieme a loro, quel respiro mancante, quel sussulto Vitale che dalla testa mi attraversa il corpo e arriva fino ai piedi. E che a quelle parole è legato, come è legato il tuono al lampo. E allora, parole a me così care, io vi lascerò libere, e così facendo, vi renderò immortali.
mercoledì 23 marzo 2011
AMARE ERRANDO
So che se non ci sei più è perché io possa fare a meno di qualsiasi cosa. Però adesso, almeno per un minuto, avrei tanto bisogno di te. Invece come al solito mi affiderò ai surrogati. Dovrò farlo per forza di cose. Se tu avessi voluto fare un lavoro completo e rifinito, mi avresti tolto anche i surrogati. Forse però non hai potuto o più semplicemente non hai voluto. E così facendo hai fatto un grave sbaglio, ma hai anche compiuto un grande gesto d'amore. Lo sbaglio e l'amore, si sa, son cose che vanno di pari passo. Mi verrebbe quasi da dire che lo sbaglio sublime è amare. E invece io oggi, per salvarmi, faccio la cosa giusta e me la prendo un po' con te perché non ci sei. Amerò un po' di meno, ma almeno potrò dire di non aver fatto errori.
mercoledì 16 febbraio 2011
VIVA GLI SPOSI

Sembra ormai imminente la fine politica (e non solo) di Berlusconi. Ma proviamo a immaginare i possibili scenari futuri, pur ammettendo in partenza quanto sia pericoloso, soprattutto in Italia (il paese delle statue che piangono e dei ponti pagati ma non realizzati) porre limiti alla provvidenza, dato che i colpi di scena sono all'ordine del giorno. Chiediamo pertanto fin da subito venia se, anche stavolta, la realtà riuscirà a superare l'immaginazione.
Scenario 1
Berlusconi riesce miracolosamente e per l'ennesima volta a sottrarsi al processo che lo vede imputato. Si torna alle urne. Il Pdl e la Lega totalizzano il 93% delle preferenze. Bersani, con il suo Pd che si è presentato da solo ed è arrivato al 2,4%, dichiara che è tempo di cambiamento per il Paese. Berlusconi gli risponde con una scoreggia. La nuova Costituzione varata da Gasparri, Capezzone, Borghezio e Lupi prevede un solo articolo che così recita: "Berlusconi fa quel cazzo che gli pare. Non rompete i coglioni perché tanto perdete tempo. Ah, e nessuno speri che muoia perché non se ne parla. E Vendola è solo una checca isterica".
Fini, con il suo 0,7% di preferenze, chiede le dimissioni a Berlusconi, il quale gli risponde con un rutto. Napolitano presenta il festival di Sanremo predicando fair-play tra i cantanti in gara e auspicando concordia tra i giurati. Ascolti a picco.
Scenario 2
Berlusconi viene trascinato dentro l'aula giudiziaria tenuto gambe e braccia da 6 energumeni. La sua condanna al carcere non gli impedisce di organizzare festini a base di coca e troie dentro la cella e di ordinare leggi ad personam a Ghedini e Alfano i quali, fattisi arrestare per solidarietà verso il loro amato capo, alloggiano nella cella adiacente.
Scenario 3
Berlusconi fa finta di essere morto. Il processo nei suoi confonti viene così archiviato per decesso dell'imputato.
Scenario 4
Berlusconi si incatena alla moglie di Napolitano, Clio, dichiarandosi prigioniero politico. Inaspettatamente anche per uno come lui, nasce una storia d'amore tra i due. Napolitano, roso dalla gelosia e dall'incredulità, trasmette un messaggio a reti unificate nel quale la sua rabbia incontenibile lo porta addirittura a paventare l'ipotesi di elezioni anticipate, ma solo se le forze politiche non recupereranno, alla luce di quan...(a questo punto il discorso è stato purtroppo sfumato perché Un posto al sole incombeva).
Scenario 5
Berlusconi al processo si difende sostenendo che non avrebbe mai potuto organizzare festini con ragazzine, facendo sesso e pagando queste ultime, in quanto omosessuale. Colpo di scena: l'avvocato Ghedini chiama a testimoniare, per questo motivo, Nicola Vendola detto Nichi. Quest'ultimo conferma di essere l'amante di Berlusconi ormai da molto tempo. "Ci siamo anche fatti il piercing insieme, io ad un orecchio, Silvio, bè, come dirlo, Silvio invece...al glande". E come in un perfetto coup de theatre ecco Berlusconi calarsi i pantaloni e mostrare l'inconfutabile prova.
Scenario 6
Tutti i giudici e i pm italiani vengono colpiti da uno strano virus che li riduce ad uno stato vegetativo, se si eccettua la facoltà intatta di recitare poesie di Bondi e annuire alle dichiarazioni di Bonaiuti. Mentre la mancanza di magistrati manda la giustizia nel caos, le carceri al collasso e il Paese nell'anarchia, un Ratzinger euforico più che mai unisce in matrimonio Silvio e Ruby. "E adesso può baciare la tro...ehm, la sposa!". E vissero felici e contenti.
venerdì 4 febbraio 2011
TU CHE MI INSEGNI LA RABBIA
Con i denti cariati, i capelli sudici, le ascelle sudate, il piscio che ti scende lungo una gamba, i piedi neri, te ne vai in giro aspettando che qualcuno se ne accorga. E bestemmi Dio senza nemmeno crederci. Dove cazzo stai andando? Spiegamelo e spiegatelo. Che poi, si può andare in giro senza meta, certo, ma non è possibile farlo senza una direzione. Porca puttana, una direzione, almeno quella, vorrai averla. O continuerai a fare avanti e indietro - restando in fin dei conti sempre fermo nello stesso punto?
E ti vengono in mente cose stupide, stupidissime, tipo finire in carcere, tipo morire, tipo nuotare in una piscina di vetri rotti, tipo farti saltare in aria dentro la filiale del Monte dei Paschi, tipo bere un bicchiere di fango. Già, bravo, falle pure queste cose, ma falle per conto tuo, senza chiamare a raccolta i giornalisti ad assistere al lieto evento.
Vediamo se sei così pazzo. Se davvero hai capito tutto, anzi troppo, e il tuo cervello è collassato davanti ad una realtà così intollerabile. Dai, fallo, dai, adesso. Su, che aspetti. Sparisci. Codardo.
mercoledì 2 febbraio 2011
A A.
Se fossi abbastanza generoso da non vergognarmi dei buoni sentimenti (hai capito bene, sì, egoismo e vergogna hanno a che spartire l'un con l'altra) te lo dimostrerei. Te lo farei vedere materialmente che cosa penso di te. Invece non saprai mai che conoscerti mi ha insegnato delle cose, delle faccende importanti. E continuo ad imparare. Sì, lo so, si può imparare qualcosa di nuovo e di buono da ogni cosa, ma non è questo il momento di superficiali generalizzazioni. Non saprai mai che grazie a te ho capito quanto si può essere inconsapevoli, quanto ci si può sentire piccoli e inutili, se non si ha la possibilità di scoprire la propria forza. Ognuno ha la sua forza. Ma non tutti la scoprono. Io forse non l'ho scoperta ancora. Ma grazie a te, che la forza ce l'hai e la conosci, so che esiste. E so che non te lo dirò mai.
sabato 29 gennaio 2011
BUONGIORNO

Ore 22 e 30.
Troppo presto ancora per andare a dormire. I pollici girano. La testa è immobile. Uno scatto d'orgoglio: dal divano al frigorifero. Capperi da troppo tempo in fondo a destra; maionese dal colore indefinibile, qualcosa tra il verde e il marrone; pomodori con rughe d'espressione; birra senza bollicine e forse anche senza birra. Torno sul divano.
Ore 23 e 15.
Percepisco delle basse frequenze. Al piano di sotto dev'esserci una festa. Per un attimo mi balena in testa l'idea di unirmi. Poi mi do un'occhiata. E quell' idea svanisce subito. Come minimo dovrei farmi una doccia e già questo potrebbe bastare per decidere di rimanere. E anche qualora racimolassi le forze per lavarmi, trovare qualcosa di pulito da mettermi sarebbe impresa da titani. Nell'armadio c'è rimasta una camicia hawaiana che non metto dalla cena dei cento giorni del liceo, mentre nella cassettiera c'è quel solito paio di mutande da combattimento, che, poverine, rimangono sempre per ultime visto che sono almeno due taglie sotto la mia e mi lasciano immancabilmente la scritta uomo sulla vita. Che, c'è da dire, può sempre tornare utile averci scritto uomo sulla vita: se capita che qualcuno non ci crede, ti abbassi leggermente i jeans e sfoderi la prova.
Ore 23 e 59.
Non è di certo l'ultimo dell'anno. Non so che giorno sia di preciso ma so per certo che non è l'ultimo dell'anno. Eppure voglio stappare qualcosa per festeggiare. Non ho lo spumante. Vabbè, allora voglio far scoppiare qualcosa. No, niente, non ho i petardi. Cosa diavolo mi potrei inventare. Mancano pochi secondi...
...ecco, trovato, farò un fioretto. Una di quelle cose che si dicono come propositi per l'anno che viene, del tipo, smetterò di fumare, smetterò di bere e altre boiate del genere. Ma io voglio essere originale (come al solito) e individuo là, in fondo al tunnel, la luce: questa luce mi dice forte e chiaro: "Devi smettere di smettere!". Smettere di smettere. Per un attimo mi arrovello sull'ipotesi che il secondo smettere sia in realtà attaccato a quel di (e forse anche da quel dì?), e formi così un secondo predicato, dal senso totalmente diverso dal primo: dismettere. Ciò che dovrei mettere in pratica col mio fioretto sarebbe in quel caso quindi un ciclo continuo, quasi ossessivo, di azioni da terminare e poi disfare, traformandomi però in un tipo di persona che in fondo non sono, La persona perfettamente ancorata al presente, con pochi dubbi e molte certezze (forse troppe, per noi inguaribili romantici). E così decido di scartare quest'ipotesi focalizzandomi sulla seconda. Il cui senso è forse anche più immediato: devo smetterla di fare l'inconcludente e, finalmente, portare a termine una, una sola almeno, delle cose che comincio. Senza trincerarmi ogni volta dietro alla scusa che Noialtri esseri superiori non ci abbassiamo a terminare le cose, Noialtri aspiriamo al Tutto, le singole cose ci fanno un baffetto. In ogni balcone c'è una bocca che ci innamora.
Ore 01 e 37.
Non sono sicuro ma potrei anche aver dormito - o una cosa molto simile - per qualche minuto. Lo so quasi per certo perché ho sognato. Ma come sempre non ricordo cosa. Ci si sente veramente degli stupidi e inutili vermi a non ricordarsi mai i propri sogni. A volte si ha la tentazione di inventarseli, tanto grande è la frustrazione. Difatti dopo poco mi viene in mente il sogno che ho appena fatto. Uno dei miei sogni ricorrenti: in pratica ho un appuntamento e sono in ritardo. Devo sbrigarmi. Ma non so come né perché, non riesco a sbrigarmi. Mi fermo a fare mille altre cose, ma di dirigermi verso l'appuntamento non se ne parla proprio. Mentre faccio le altre cose però non mi passa mai di mente il mio impegno. Anzi, avercelo ben presente mi suscita una stabile angoscia. Non so ma credo comunque che Freud avrebbe dedotto che da piccolo volevo farmi mia nonna. Senza neanche conoscerla.
Ore 03 e 05.
Ho pure finito le sigarette. Non mi resta che la mia ultima spiaggia. Visto che di dormire non se ne parla. Da piccolo ideai questa strategia per le notti più ostiche. Scendevo giù dal letto e scivolando, andavo a mettermi sotto alle doghe in legno, già , proprio in quell'angusto spazio che si crea tra il pavimento e il materasso. Là, dove si danno sempre appuntamento rotoli di polvere, pallette e palline, penne, fogli, tappi e calzini spaiati. Là, dove girarsi per cambiare posizione è impossibile, perché non c'è proprio spazio fisico per farlo, quindi come ti andrai a mettere lo decidi prima di entrare e poi non puoi più cambiare idea. Io scelgo sempre la posizione supina. Perché non lo so, credo mi faccia sentire più protetto.
Ore 06 e 52.
20. 19. 17. 21. Ogni volta mi torna un risultato diverso. So solo che ormai il sole è sorto e io ancora non so dire il numero preciso delle doghe del mio letto. E non ho chiuso occhio. Scivolo fuori. Barcollo verso la cucina. Mi faccio un caffè. Lo specchio è più impietoso del solito. Mi squadra. Non ho la forza di reagire. Mi faccio fuori tutta la moka. Quando soffri di insonnia, il caffè ha l'effetto esattamente contrario a quello che ha di norma: favorisce il sonno. E' davvero un toccasana. Come il sole. E il traffico cittadino. I telegiornali. I genitori in apprensione. Gli impegni. Tutti, nessuno escluso, dei gran bei toccasana. Il solo pensiero mi ammazza. Il sonno mi travolge. Buongiorno.
domenica 23 gennaio 2011
UN VIAGGIO LONTANO DA ME

Un'occupazione saltuaria. Un'attività a tempo perso. Una decisione estemporanea. Una strada a dir poco inaspettata. Ancora un altro viaggio lontano da me.
I sabati sera separato da voi. E anche le domeniche. Aglio, olio e peperoncino alle 4 di mattina al quale non ero presente. Pranzi quasi familiari alle 4 di pomeriggio ai quali avrei dovuto partecipare. Tornei di cazzeggio infiniti, ma non potevo che ritirarmi per mancanza di tempo. E di forze.
La colazione a letto. I complimenti riportati e un po' amplificati. I regali. I migliori effetti speciali. I Me impagabili e impagati. Un confidente affidabile e tenero. Ancora un altro viaggio lontano da me.
Minimi sforzi consaguinei coi massimi risultati. Andate e ritorni distratti. Piccoli incontri quotidiani per sentirmi a posto con la coscienza e appagato. Viaggi lontani da me.
(E se il mio metro di giudizio delle apparenze fosse un po' troppo semplicistico? Questa è l'apparenza, quindi la realtà è il suo contrario. Magari non è sempre così. Magari apparenza e realtà possono coincidere. O, ancora meglio, sono le mie associazioni mentali ad essere non autentiche. Tipo, ostenti sicurezza, deduco che sei insicuro. Non è che forse stai ostentando insicurezza e io non me ne sto accorgendo? Forse se ti chiedessi: "Perché dai tanto a vedere la tua insicurezza?", tu mi risponderesti nel modo più naturale possibile, rimanendo tutt'altro che spiazzato dalla mia domanda, anzi manifestando quasi un'aria da "Mi aspettavo che me lo avresti chiesto".)
Mi prenderai per la mano. Anticiperai i miei pensieri. Anche quelli che non ho. Mi porterai nel vecchio quartiere dove ti sporcavi le mani e il giacchetto. Mi farò portare sulle tue nuvole preferite. Mi farò leggere le strade che ami. Dormirò sulla tua vita. Mi sveglierò sui tuoi sogni.
Dovremo essere bravi. Molto bravi. Seguire dettami e regole; manuali, guide, dizionari enciclopedici, notiziari supersonici, annunci metallici. Posizionarci dove c'è campo, perfettamente a fuoco, in posizione neutra per ricordare a noi stessi che è tutta una messinscena. Ma se lo sai, non è poi così male. A patto che non sia di nuovo un viaggio lontano da me.
domenica 16 gennaio 2011
IL SENSO
Stabilisco l'Obiettivo. Decido di impiegare ogni tipo di energia fisica e psichica per ottenerlo. MI scoraggio di fronte al primo ostacolo. Confido il mio scoramento a qualcuno. Acquisto nuove forze. Riprendo il cammino. Mi rendo conto di come l'Obiettivo sia sempre più complicato da raggiungere. Mi scoraggio nuovamente. Mi confido ancora, ma cambiando confidente. Riprendo la strada, ma con meno convinzione. Scopro che mi è passato di mente qual'era il mio Obiettivo. Guardo indietro ma appare tutto un po' sfuocato. Guardo avanti ma appare tutto un po' buio.
Leggo Il giovane Holden e Siddharta e Robinson Crusoe. Ascolto Fabrizio de André e i Beatles e Frank Sinatra. Vado in Spagna e in Medio Oriente e a Cuba. Prendo la metro e il tram e il treno.
Stabilisco che devo accontentarmi delle piccole Cose. Mi sforzo di gioire di un tramonto, di una giovane coppia di vecchietti che passeggia mano nella mano, del sorriso del mio condomino che mi aspetta dentro l'ascensore per salire insieme. Poi invidio il successo lavorativo del mio migliore amico, mi dispero perché non so cosa mettermi alla festa, mi rovino la giornata perché mi sono passati avanti in fila alla cassa. Mi rammarico di essermi perso in un bicchier d'acqua. Ascolto le rassicuranti giustificazioni che mi fornisce un mio caro. Le prendo per buone. Respiro. Mi fermo di nuovo: in fondo non esistono piccole o grandi Cose. Esistono solo Cose. Guardo in alto ma appare tutto un po' lontano. Guardo in basso ma appare tutto un po' confuso.
Faccio il bagno e la spesa e la visita specialistica. Vedo Tarantino e i Coen e Ozpetek. Cambio le tende e la disposizione dei mobili e il tappeto. Metto a posto il cassetto. Incasino il cassetto. Metto a posto il cassetto. Incasino il cassetto. Metto a posto l'armadio. Incasino di più il cassetto. Metto a posto di più l'armadio. Non apro più il cassetto. Non chiudo più l'armadio.
Considero l'idea di parlare con uno che, se pagato, possa darmi dei buoni consigli. Abbandono quell'idea. Ma mi pento subito di averla abbandonata. Salvo poi pentirmi di averla riconsiderata. Mi pento di essermi pentito. E mi sento in colpa di non aver sfruttato il pentimento per ritornare a considerare l'idea di parlare con qualcuno. Rifletto sul senso di colpa. Mi pento di aver perso tempo a rifletter sul senso di colpa mentre il fulcro del problema è un altro. Ma quale?
Voglio essere Libero. Vado in giro per negozi a cercarne un po', di Libertà. Mi chiedo a quanto la faranno oggi. Ci sarà il 3 x 2? Sono uno stupido. La Libertà ce l'ho già, eccome, tutti ce l'hanno. Devo solo e semplicemente rendermi conto di non poterla tollerare. Capire che l'ho rinnegata, e da un bel pezzo. La metro che prendo ogni giorno passa per una stazione fantasma senza che le porte si aprano, senza nemmeno fermarsi. Il senso è riuscire a scendere. Lo stesso.
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