mercoledì 16 giugno 2010

L'ARTE DEL CAFFE'

martedì 15 giugno 2010

METTIACCASSANO


Suvvia, un commentino sull'esordio della nazionale di calcio italiana ai mondiali me lo dovrò concedere. Direi che si possa riassumere tutto con il titolo in epigrafe. Una squadra con una tale mancanza di talento che a confronto il consiglio dei ministri pare il grande Torino. Aggressivi, volenterosi, per carità, ma poveri, poverissimi di idee e tecnica.

L'unica o una delle poche o comunque la più importante cosa che il commissario tecnico di una nazionale debba fare è portare i 23 giocatori più bravi. Non c'è storia. Solo due squadre non l'hanno fatto e ne pagheranno, se c'è una giustizia sportiva, le conseguenze: Argentina e Italia. Maradona ci ha regalato la perla di non convocare Cambiasso e Zanetti, preferendo loro Gutierrez e la promessa Veron. Cambiasso e Zanetti, lo ricordiamo, freschi vincitori della Champions League e, per forza di cose, in forma oltre che forti già di per sé. Lippi invece ha deciso, per partito palesemente preso, di lasciare a casa Cassano. Che, con tutti i difetti caratteriali che possa avere, è l'unico talento che abbiamo in Italia; e comunque in nazionale, quando c'è stato, non ha mai dato problemi dal punto di vista comportamentale. Quella di Lippi appare dunque come una presa di posizione alquanto ottusa. Ma tant'è. Lui ci ha portato alla coppa del mondo nel 2006. Ancora lui ci
porterà all'eliminazione precoce (...) nel 2010 (mi posso anche sbagliare, ma è difficile).

Come al solito però, tocca constatare come in Italia la meritocrazia non abbia diritto di asilo nemmeno nel calcio. Che, essendo uno sport, dovrebbe saper promuovere il merito con
più facilità...

Ieri sera, dopo la partita ho sentito il bisogno di guardare un pezzetto della replica di gara-5 delle finali di basket NBA: mi sono rifatto gli occhi. Ne avevo bisogno, dopo quello spettacolo mortalmente noioso: chi sa di cosa sto parlando è fortunato perché conosce la gioia di assistere ad una partita di playoff NBA, con il commento di Flavio Tranquillo e Federico Buffa. Domenica, causa lavoro, forse non potrò assistere (per la prima volta, da che ne ho memoria, mancherei a un match azzurro, tra mondiali ed europei), ad Italia-Nuova Zelanda. Sarà più bello immaginarsela: 3 a 0, Cassano due gol e un assist.

domenica 13 giugno 2010

A DANIELE FABBRI (IN ARTE DANIELE LUTTAZZI)


Caro Daniele,
non so se io sia il più adatto a commentare ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni. Mi conosco, mi sento troppo coinvolto, il rischio è di non essere fino in fondo obiettivo. Succede quando sogni troppo forte e, svegliandoti, ti deprimi pensando che sia tutto finto. A quel punto deve subentrare la ragione, ma non è così semplice perché, almeno inizialmente, stai solo cercando di riaddormentarti per non affrontare la realtà.

Un po' quello che è successo a me. Crearsi dei miti, innalzarli a paladini dell'infallibilità e dell'incorruttibilità - salvo poi restare scottati quando capisci che sono persone normali, con i loro difetti e i loro vizi - è un errore grande quanto il Kosovo (citazione inevitabile...). Anche se, di sicuro, questa tendenza a ricercare ed eleggere i propri eroi è molto più frequente nei contesti opprimenti, chiusi, scarsamente inclini alla libertà (quella vera), quale è quello italiano degli ultimi dieci-quindici anni. Come dire: sei nel deserto, trovi un fiore, come fai a esimerti dal venerarlo?

Rimani un innovatore. Uno che ha divulgato al proprio paese o, almeno, a quella parte di paese che ti ha coltivato, un tipo di comicità nuova; a molti hai trasmesso un nuovo modo di pensare; non credo di esagerare dicendo che ascoltare le tue battute, i tuoi monologhi, leggere i tuoi saggi sulla satira, sulla religione, sul sesso abbia cambiato in meglio il mio modo di vedere e criticare le cose e credo anche quello di altre persone. Non c'è scopiazzatura o plagio che tenga.

Voglio solo evitare di stare ad aspettare una tua reazione, né tantomeno giudicarti a seconda di essa, perché sarebbe come non aver imparato la lezione, non aver capito che cosa c'è di sbagliato in tutto questo. Non eri un eroe infallibile prima, non sei un mostro falsificatore adesso. Mi piace pensare che l'aver scoperto che sei un peccatore come tutti, sia anche questa, l'ennesima occasione in cui grazie a te ho imparato qualcosa, sono cresciuto ancora un po'. Non commetterò più lo stesso errore. Grazie ancora. Con stima e affetto