Stabilisco l'Obiettivo. Decido di impiegare ogni tipo di energia fisica e psichica per ottenerlo. MI scoraggio di fronte al primo ostacolo. Confido il mio scoramento a qualcuno. Acquisto nuove forze. Riprendo il cammino. Mi rendo conto di come l'Obiettivo sia sempre più complicato da raggiungere. Mi scoraggio nuovamente. Mi confido ancora, ma cambiando confidente. Riprendo la strada, ma con meno convinzione. Scopro che mi è passato di mente qual'era il mio Obiettivo. Guardo indietro ma appare tutto un po' sfuocato. Guardo avanti ma appare tutto un po' buio.
Leggo Il giovane Holden e Siddharta e Robinson Crusoe. Ascolto Fabrizio de André e i Beatles e Frank Sinatra. Vado in Spagna e in Medio Oriente e a Cuba. Prendo la metro e il tram e il treno.
Stabilisco che devo accontentarmi delle piccole Cose. Mi sforzo di gioire di un tramonto, di una giovane coppia di vecchietti che passeggia mano nella mano, del sorriso del mio condomino che mi aspetta dentro l'ascensore per salire insieme. Poi invidio il successo lavorativo del mio migliore amico, mi dispero perché non so cosa mettermi alla festa, mi rovino la giornata perché mi sono passati avanti in fila alla cassa. Mi rammarico di essermi perso in un bicchier d'acqua. Ascolto le rassicuranti giustificazioni che mi fornisce un mio caro. Le prendo per buone. Respiro. Mi fermo di nuovo: in fondo non esistono piccole o grandi Cose. Esistono solo Cose. Guardo in alto ma appare tutto un po' lontano. Guardo in basso ma appare tutto un po' confuso.
Faccio il bagno e la spesa e la visita specialistica. Vedo Tarantino e i Coen e Ozpetek. Cambio le tende e la disposizione dei mobili e il tappeto. Metto a posto il cassetto. Incasino il cassetto. Metto a posto il cassetto. Incasino il cassetto. Metto a posto l'armadio. Incasino di più il cassetto. Metto a posto di più l'armadio. Non apro più il cassetto. Non chiudo più l'armadio.
Considero l'idea di parlare con uno che, se pagato, possa darmi dei buoni consigli. Abbandono quell'idea. Ma mi pento subito di averla abbandonata. Salvo poi pentirmi di averla riconsiderata. Mi pento di essermi pentito. E mi sento in colpa di non aver sfruttato il pentimento per ritornare a considerare l'idea di parlare con qualcuno. Rifletto sul senso di colpa. Mi pento di aver perso tempo a rifletter sul senso di colpa mentre il fulcro del problema è un altro. Ma quale?
Voglio essere Libero. Vado in giro per negozi a cercarne un po', di Libertà. Mi chiedo a quanto la faranno oggi. Ci sarà il 3 x 2? Sono uno stupido. La Libertà ce l'ho già, eccome, tutti ce l'hanno. Devo solo e semplicemente rendermi conto di non poterla tollerare. Capire che l'ho rinnegata, e da un bel pezzo. La metro che prendo ogni giorno passa per una stazione fantasma senza che le porte si aprano, senza nemmeno fermarsi. Il senso è riuscire a scendere. Lo stesso.